(da La Caccia di domenica 25 gennaio 2004)
Sembra che l'idea geniale gli sia scaturita durante un'occasione conviviale. Era il 1951. Qualcuno avrà posto la basilare domanda su quanto può esser lunga la buccia di una mela, o su quanto tempo può un uomo rimanere in equilibrio su un piede solo, e a sir Hugh Beaver è balenata l'improvvisa consapevolezza che né lui né la maggior parte dei presenti sapeva rispondere. Questo Beaver era un dirigente della Guinness, una società produttrice di birra, fondata molti anni prima da un irlandese, Arthur Guinness (1765-1855), ed è perciò che, nel 1955, allorché in Inghilterra ne uscì la prima edizione, il "libro dei record" - realizzato per associare indefinitamente birra e sapere - si chiamò
Guinness Book of Records.
Da una ventina di giorni, circolano notizie relative a Kembang Wangi, che, in lingua indonesiana, sta per "fiore fragrante". Disgraziatamente per lui, è stato catturato in una foresta di Sumatra e portato in un giardino zoologico a Curug Sewu.
Kembang Wangi è un pitone occhio e croce sui centocinquant'anni che, pesando 447 chilogrammi e misurando in lunghezza 14 metri e 85 centimetri, è stato giudicato dai solerti ispettori del "Guinness dei Primati" come il pitone più lungo del mondo e che, pertanto, come tale si potrà godere la sua bella citazione nella prossima edizione del libro. Il più lungo prima di lui era un ormai anonimo pitone di 9 metri e 75 centimetri catturato nel lontano 1912 e, dunque, sulla legittimità del titolo non sembrano esserci dubbi di sorta. I problemi nei suoi confronti - a quanto afferma Maurizio Ferraris sul "Domenicale" del "Sole 24 Ore" di domenica 18 gennaio 2004 - sarebbero di natura tutta filosofica. Vediamo il perché.
Kembang Wangi è stato misurato il 29 dicembre scorso e tuttavia era stata catturato circa un anno prima. All'epoca, misurava 19 metri e non 14 e 85 centimetri. Le informazioni in proposito non sono precisissime: c'è chi dice che non abbia mangiato per sei settimane, c'è chi dice che ai serpenti capita spesso - di allungarsi e restringersi - e c'è chi, come Ferraris, dice che le difficoltà digestive incontrate nel buttar giù un daino sono state drasticamente risolte con un intervento chirurgico in virtù del quale i veterinari gli hanno asportato 4 metri buoni di roba. Rimanendo comunque il pitone più lungo del mondo, Kembang Wangi del 2003 è più lungo, insomma, di Kembang Wangi del 2002. Ed è qui che, secondo Ferraris e, a dire il vero, non solo secondo lui, ma secondo alcune preoccupate e preoccupanti riflessioni filosofiche tipiche della filosofia, il caso di Kembang Wangi diventa un problema.
"Sembra indiscutibile", argomenta Ferraris, "che Kembang 2002 e Kembang 2003 sono lo stesso individuo (un uomo che perda una gamba non cambia identità), ma è problematico sostenere che Kembang 2003 è il più lungo serpente del mondo, visto che è più corto di Kembang 2002". E "sostenere che Kembang 2002 non esiste più non è un argomento dirimente, visto che, lo si è appena detto, Kembang 2003 è lo stesso individuo".
Sono i guai cui va incontro chi crede nel realismo e nell'assolutezza dei valori. L'aggettivo "stesso" non garantisce affatto la permanenza di una identità, ma designa semplicemente un'operazione mentale di confronto fra due percepiti - un'operazione da cui si è ottenuto un risultato di uguaglianza. La stessità non è un dato e non è regalata da nessuno, ma è un risultato - come l'"essere" e l'"esistere", peraltro. Il più lungo, il più corto, il più pesante e il più quel che volete è sempre calcolato e detto in rapporto ad un paradigma precostituito in cui sono definite le operazioni di misura e gli strumenti necessari per eseguirle.
Già in un saggio del 1947, Silvio Ceccato scriveva che "parliamo di ‘identità' quando fra più cose non si sia trovata alcuna proprietà differenziatrice, prescindendo però dai rapporti in cui la cosa sia fatta entrare con altre", e "poiché non si ha alcun motivo di supporre limitato il numero delle proprietà, due cose trovate identiche potranno sempre successivamente risultare diverse" Tagli un pezzo al povero pitone e, a seconda dello schema mentale in cui lo inserisci, è lo "stesso" o è "diverso": per i criteri di identità più in voga è lo stesso, e per la lunghezza è diverso. Il più lungo lo rimane fino a che le operazioni di misura restano le stesse e fino a quando non ne trovi un altro cui attribuire una frazione del sistema di misurazione in più I filosofi sono abilissimi ad inventarsi problemi inesistenti, mentre i pitoni ne sarebbero immuni. Tutto bene, per loro, se non fosse che i problemi ontologici producono cacciatori e giardini zoologici.
E' a New York che un maestro nell'arte di sbucciare le mele ha prodotto una buccia di 52 metri e 52 centimetri ratificata dagli ispettori del Guinness dei Primati come la buccia di mela più lunga del mondo. Ed è nello Sri Lanka che un tale è rimasto per 76 ore e 40 minuti in equilibrio su un piede solo. Non ci si chiede né quali problemi farà insorgere una mela modificata geneticamente con il dna di un elefante, né se, dopo le 76 ore e 40 minuti, lo srilankese era lo "stesso" di prima, ma ci si chiede in grazia di quale sistema ideologico tutto ciò possa avere un senso per qualcuno.
Per qualcuno è presumibilmente riduttivo: il sistema ideologico sottostante al Guinness dei Primati, purtroppo, consapevolmente o inconsapevolmente, è fatto proprio da molti. Alla competizione veniamo educati fin dalle prime relazioni sociali, la scommessa - con se stessi o con altri, poco importa - è l'investimento di sé da cui, in un mondo privo di opportunità, ci si aspetta un salto qualitativo. Quello decisivo per emergere. Il primato - un primato in checchessia purché sia tale - è il lasciapassare per quella immonda burla che è la Storia del valorizzato sociale, il Paradiso di chi vive dando il proprio contributo perché i rapporti di potere rimangano tali e quali. A coloro che al primato non arrivano - ai perdenti, ai ribelli, perfino ai pitoni dell'anno prima - , spetta quel grande Dimenticatoio che, invece che premio alla partecipazione collettiva, appare come l'Inferno dell'Identità.
Note
Divagazioni di "Animal Semioticum" di Silvio Ceccato venne pubblicato sulla rivista "Sigma" (4-5, 1947) ed è stato ristampato in S. Ceccato, Un tecnico fra i filosofi, vol. II, Marsilio, Padova 1966, pp. 104-113.
Felice Accame